venerdì 14 giugno 2013

SERVIRE CRISTO E BELIAR...



"Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l'iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele? Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli?" 
(2 Cor. 6, 14-16).


mercoledì 12 giugno 2013

REFLEXION Y ABERRACION...

"Sali più in alto della più alta altezza; discendi più in basso della più abissale profondità. Richiama in te tutte le sensazioni di ciò che è creato, del fuoco e dell’acqua, dell’umido e del secco, immaginando di essere dovunque, sulla terra, nel mare, in cielo; di non essere ancora nato, poi di trovarti nel grembo materno, di essere quindi adolescente, vecchio, morto, al di là della morte." (dal Corpus Hermeticum)
di Francesco Colafemmina

Ci si stupisce delle parole attribuite a Bergoglio da qualche membro della CLAR, la confederazione di religiosi latino americani (fermi almeno agli anni '70) e pubblicate clandestinamente sull'avvenieristico sito dei reduci della Teologia della liberazione (Reflexion y Liberacion).

Io non mi stupisco più di nulla. Il Papa parla un po' così, dicono che aspiri a raggiungere tutti. Forse è vero ed encomiabile. Ma ciò che turba gli angelici timorati di Dio che cadono dal pero sono le affermazioni papali in merito al ruolo anacronistico della Congregazione per la Dottrina della Fede, in merito alla presenza in Vaticano di una "lobby gay" (ma va'! E vuoi vedere che adesso i media ci dimostreranno che ratzingeriani e tradizionalisti ne farebbero parte?), in merito al tradizionalismo (ah sì... quella malattia che colpisce lo 0,0... % dei cattolici nel mondo?) associato al pelagianesimo.

Anime pie! Ma non ve ne eravate accorti che già dal regno di Giovanni Paolo II si cercava di assecondare lo spirito del mondo, il cambiamento costantemente in atto nella geopolitica, nella visione della società, nella concezione stessa dell'essere umano? E non vi rendevate conto sotto Benedetto XVI che l'insofferenza per il papa era sinonimo di critica a tutto ciò che di santo e retto Benedetto diceva e faceva? 

Forse non ascoltavate il Cardinal Martini - grande interprete di Bergoglio - lanciare i suoi proclami ereticali? Evidentemente eravate proni sui vostri rosari "a fare la contabilità", come direbbe l'attuale papa.

Ebbene, vi svelo che l'epoca che stiamo vivendo coincide con un nuovo orizzonte dell'umanità. Con il compimento di un'opera lenta e complessa che solo i mezzi di comunicazione, la scienza tecnologica e il potere finanziario hanno reso possibile. Abolire le identità, le culture, le tradizioni. Far convivere "le infinite possibilità dell'uomo di trascendere se stesso". Così si esprimeva una settimana fa il buon Massimo Cacciari durante un convegno sulla "dignità" cui partecipavo anch'io in qualità di relatore. La dignità  dell'uomo coinciderebbe con la terribile meraviglia di quest'essere capace di trascendere ogni legge morale, ogni legge persino naturale. Un uomo luciferino è la porta della dignità umana. Al mio obiettare che la dignità così intesa sarebbe un vuoto involucro del nulla, un concetto in grado di far decadere secoli di cultura occidentale volta al riconoscimento della virtù, del valore, del bello, dell'etica, Cacciari non ha risposto (con grande sollievo per il pubblico). E certo! E' consapevole di essere già vittorioso, al di là dell'agone verbale. Sono io ad incarnare un mondo vecchio, un mondo già superato, trasceso, travolto...

Ieri mi hanno trascinato ad un concerto di Jovanotti. Voi direte: ma cosa c'entra Jovanotti con Bergoglio o con Cacciari? Ogni "artista" o meglio ogni uomo in grado di esercitare un potere immaginifico sui giovani, di raggiungere le loro vite e plasmare la cultura giovanile di un'epoca, va ben al di là del mondo musicale. Per questo Jovanotti durante il suo concerto ci tiene a lanciare un sentito predicozzo sui punti. Sì, sui punti. Un tempo la nostra vita (anni '80 e '90) era fatta di punti messi uno accanto all'altro. Tutto era già determinato nelle nostre vite da una sorta di "ordine". Poi è arrivato il web (la tecnologia che cambia il modo di pensare e di vivere dell'umanità) e i punti si sono mescolati. Siamo oggi noi a doverli inventare, collegare, cancellare. Sempre e di nuovo creare figure con questi punti. Siamo noi artefici inesausti di umanità. Ecco così ritornare "le infinite possibilità dell'uomo di trascendere se stesso". 

E' lo spirito della nostra epoca priva di elementi stabili, fluida, di più, destrutturata. L'uomo demiurgo costruisce e distrugge, ebbro della sua imitazione divina. E in questa società ampiamente gnostica (non certo nel senso new age cui alluderebbe Bergoglio) le istituzioni crollano o meglio sono sempre in divenire, cambiano finalità e modalità espressive. Perché heghelianamente tutto deve essere storicizzato, plasmato dallo spirito dell'epoca. E la nostra epoca deve pertanto avere una Chiesa adatta alle sue necessità e alle modalità espressive contingenti. Una Chiesa capace di "uscire sempre da se stessa", di trascendere continuamente se stessa, dunque. Lo ha ribadito oggi stesso Bergoglio: "Questa tentazione di andare indietro, perché siamo più ‘sicuri’ indietro: ma la sicurezza piena è nello Spirito Santo che ti porta avanti, che di dà questa fiducia - come dice Paolo - e questa fiducia lo Spirito, che è più esigente perché Gesù ci dice: ‘In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terrà, non passera un solo iota della legge’. E’ più esigente! Ma non ci dà quella sicurezza umana. Non possiamo controllare lo Spirito Santo: quello è il problema! Questa è una tentazione."

Per questo l'attuale papa paragonerebbe i tradizionalisti ai pelagiani. Non solo perché sarebbero per lui dei farisei che si autogiustificano presso il Signore, dei precisini perfettini pronti sempre a condannare il prossimo, a fare le pulci al teologo o al prete modernista, ma incapaci di elargire amore, di vivere cristianamente, di evangelizzare restandosene chiusi in se stessi, nella loro setta; essi sarebbero pelagiani anche perché fondamentalmente incapaci di accettare la presenza della grazia. La grazia intesa come potere giustificatore dello Spirito Santo. Potere che si esprime - secondo Bergoglio - attraverso i piccoli e grandi segni del nostro tempo. Attraverso il Concilio ad esempio, ma anche attraverso questa necessità di aggiornare costantemente il grande motore della Chiesa. La Chiesa che deve sempre uscire da se stessa altrimenti "si ammala". Ecco spiegato il pelagianesimo di quelli che "non si mettono in ascolto dello Spirito".

E i tradizionalisti perché non capiscono l'accusa e la respingono al mittente? Perché essi vivono secondo dei valori tradizionali, ossia sedimentati nel tempo. Appartengono ad una Chiesa che detta le coordinate per mettersi in ascolto dello Spirito e che non lascia fare al caso, identificando spesso lo Spirito Santo con lo spirito del mondo. Credono che il tempo attuale sia inficiato nella sua dimensione spirituale dalla peste del "modernismo", sono legati a Papi "catecontici" (per dirla alla Cacciari) espressione del mondo che fu. Sono anch'essi in fondo dei residuati bellici, pari ai teologi della liberazione chiusi nel loro fortino nonostante la guerra sia finita da un pezzo. E infatti Bergoglio li mette sullo stesso piano. 

Come sotto l'Impero Romano tutte le religioni avevano diritto ad essere praticate purché "coesistessero", così in quest'epoca "globale" anche il Cattolicesimo deve vivere di anime che coesistono, senza la pretesa da parte di una di esse di custodire verità o modalità di espressione più autentiche delle altre. Tutti insieme allegramente, neocatecumenali, focolarini, lefebvriani, opusdeiani, teologisti della liberazione, confusi, dispersi, non pervenuti... tutti insieme. 

Questa è la vera problematica. Questa è la vera decadenza. Decadenza dell'Occidente, della cultura occidentale che ha informato il cattolicesimo stesso. Perciò le parole del Papa non devono destare preoccupazione per questa o per quella sua battutina. Il Papa non è anti-tradizionalista, no. E' solo una sorta di mondialista cattolico. Non tradirà nessuna dottrina, ma prepara anch'egli l'opera del suo successore perché svuota la Chiesa di autorità, di riferimenti. Agevola la confusione fra lo Spirito Santo dei cattolici "maturi" con il caos. Adegua l'edificio in cui sono stati costruiti tramezzi, come disse l'altro adepto dei tempi moderni, il padre Cantalamessa. Fa insomma l'accorto muratore che crea ordine dal caos. Il tutto in attesa che il mondo passi. In attesa del perpetuo divenire. 

Come nel video trasmesso ieri durante il concerto di Jovanotti. Non ricordo più la canzone, ma mentre cantava, il maxischermo mostrava il sole e un piccolo pianeta che vi passa davanti. Il sole erutta plasma, poi improvvisamente appare una nebulosa planetaria sullo sfondo e in evidenza un piccolo pianeta incrostato e nero, fatto di pietre che pian piano esplodono. Ed ecco apparire immagini della sonda Voyager che fu lanciata nel 1977 con un messaggio verso l'infinito. E poi, come in un flashback triste, appare la terra e volti di persone. E ancora la sonda Voyager che sussiste alla scomparsa dell'uomo. Naturalmente dubito che uno solo dei presenti al concerto abbia compreso quel video. Il senso? Ma è chiaro, torniamo sempre lì alle "infinite possibilità dell'uomo di trascendere se stesso".

venerdì 7 giugno 2013

L'ARTE SUBLIME DI BARBARA FERABECOLI


Cari amici, con gioia vi propongo questo meraviglioso video dedicato alla recente creazione di Barbara Ferabecoli, eccelsa vetratista che incarna una antica tradizione e dimostra quanto il thaumasmòs, il meravigliarsi sia ancora un elemento attuale e fondamentale del vivere cristiano. Queste opere superano tutte le vacue parole, le conferenze, i padiglioni della Biennale e le squallide mostre della CEI al Maxxi come un vento possente che travolge polvere e sporcizia e ci apre lo sguardo interiore alla contemplazione del bello. Opere eterne nello spirito, intense preghiere che si traducono in arte. Grazie Barbara per la grande speranza che ci offri attraverso la tua arte, grazie per la tua umiltà, per la tua natura di artista-artigiana rinascimentale. Ammirazione e ispirazione. 



giovedì 30 maggio 2013

UNA BIENNALE "DIABOLICA"...


Giacomo Grosso - Il Supremo convegno - 1895
di Francesco Colafemmina

A pochi passi dal Padiglione della Santa Sede, nell'ambito dell'esposizione dall'illuministico titolo "Il Palazzo Enciclopedico" verranno esposte alcune opere del più noto esoterista e satanista del XX secolo.   Sì, certo, qualcuno mi citerà Introvigne-ghostbuster secondo il quale A.C. (meglio citarne solo le iniziali, dato che forse porta un po' di jella!) non era un vero e proprio satanista perché "era un mago che nei satanisti disprezzava proprio quello che il satanismo ha di specifico, cioè la credenza e la venerazione per Satana.". Infatti, non a caso nel suo Magik, il suddetto soggetto invocava un tal Satana nei seguenti versi rituali:
"Thou Spiritual Sun! Satan, Thou Eye, thou Lust; Cry aloud! Whirl the Wheel, O my Father, O Satan, O Sun!"
Bene, lasciando stare le giravolte introvignesche fra presunti e autentici massoni, presunti e autentici satanisti, A.C. è universalmente noto per essere uno dei più ambigui e persistenti esoteristi e occultisti del XX secolo. Di certo non un artista...

A.C. & Frieda Harris - Thoth Tarot "il diavolo" - Opera esposta alla Biennale di Venezia
In questa veste però la Biennale ospiterà alcune carte dei tarocchi dipinte da C. e da Frieda Harris. Riprendo testualmente il comunicato dell'Ordo Templi Orientis (l'entità esoterico-iniziatica creata da A.C.) pubblicato sul suo sito:
"La sede internazionale dell'O.T.O. e il Warburg Institute hanno organizzato l'inclusione di nove dipinti dei Thoth Tarot (i tarocchi di Thoth n.d.T.) di A.C. e Frieda Harris. [...]  La Biennale è la prima occasione durante la quale così numerosi dipinti dei Tarocchi saranno esposti al pubblico per un così lungo periodo - circa 5 mesi. La partecipazione all'ultima Biennale ha raggiunto i 400.000 spettatori, così questa occasione sarà un modo per introdurre i Thoth Tarot presso un pubblico ampio e sofisticato. Vorremmo ringraziare Massimiliano Gioni e la sua assistente-curatrice Helga Just Christoffersen per l'inclusione delle opere e il Warburg Institute per aver reso possibile il prestito delle opere. Aggiungiamo che quest'anno la Biennale include opere di altri due pittori Thelemiti (la pseudo-religione di C., n.d.T.):  Harry Smith and Xul Solar."
Mi chiedo, molto semplicemente, come possa ancora una volta giustificarsi la presenza della Santa Sede nell'ambito di una simile esposizione dal decadente e dissacrante gusto fin de siécle. Siamo allo stesso livello mutatis mutandis del 1895, dell'interdetto del Patriarca Sarto, allorché la Biennale ospitò l'opera di Giacomo Grosso "Il Supremo convegno". Ambientata in una Chiesa mostrava donnine nude distese su di un feretro... Dopo più di un secolo siamo sempre allo stesso punto. Ma la lotta si è fatta più sottile, a botte di occultismo, di comunicazioni esoteriche e di ambigui rilassamenti da parte di un Vaticano che predica più o meno bene e razzola male, anzi malissimo.

martedì 28 maggio 2013

IL PAPA, I VESCOVI PUGLIESI E IL VANTAGGIO DI RITROVARSI TUTTI MUSULMANI

Erigendo "complesso parrocchiale" Beato Giovanni Paolo II a Fasano (Diocesi Monopoli-Conversano) 
di Francesco Colafemmina

Abbassare ciò che è in alto e innalzare ciò che è in basso. Un programma estremamente chiaro sebbene dagli esiti incerti. E' il programma attuale della Chiesa Cattolica. Si sfronda qua e là col machete, e non importa se si dà la comunione in piedi e senza la patena, se sull'altare ci sono due o sette candelabri, se il Papa veste di bianco o di nero, non importa. Importa l'essenziale che è poi un Dio inclusivo, i cui apostoli erano dei rozzi intolleranti, la cui Chiesa è stata per anni la "Chiesa del no", una Chiesa talmente perversa da aver condotto guerre, crociate in nome di Dio. 

Modo esemplare di amministrare la Comunione
 (sicuramente il Papa si sarà consultato in merito con Mons. Guido Marini)
E forse sarebbe stato meglio farsi sterminare e convertire mille anni fa. O cinquecento anni fa, o quattrocento anni fa. Avremmo un altissimo minareto nel centro di Vienna e una moschea al posto di San Pietro, ma in compenso non potremmo sentire Radio Vaticana recensire film dedicati ai compiaciuti accoppiamenti di adolescenti lesbiche esaltati come fossero gli ideali amplessi di un romanzo delle sorelle Brontë, non potremmo vedere il Cardinal Bagnasco dare l'Eucaristia (ridotta concettualmente ad un semplice pezzo di pane) ad un notorio depravato dalla spiritualità confusa almeno quanto la sua identità sessuale, non potremmo leggere le sconclusionate omelie oggi di moda, solitamente condite con un po' di Dio spray, poco sale e tanto peperoncino all'aceto.

Immagini della nuova chiesa "Madonna della Rosa" consacrata nel marzo scorso a Molfetta 

Tristi destini del Cattolicesimo decadente, come la società europea che ha prodotto. Sessant'anni di rivoluzione permanente e questo è il risultato: una Chiesa sciatta e sgarrupata, intimidita dal potere, complice delle imperanti ideologie mondane. Poi ci lamentiamo se le chiese sono disgustose... Come potrebbe un simile clero immerso in un perenne spleen soporifero edificare le grandiose creazioni del passato? Già è tanto se riescono a mettersi una casula decente, figuriamoci ora le chiese... Si discute poi con emotiva trepidazione delle recenti esternazioni dei loquaci vescovi pugliesi, tutte volte alla santificazione del Papa. In realtà volte alla giustificazione personale. Così Mons. Di Molfetta che mentre pensa a costruire una nuova cripta nel duomo di Cerignola onde ospitare la sua augusta salma nel lontano giorno della sua dipartita, d'altro canto deve apparire più francescano di papa Francesco e dunque farsi bello con la condivisione dei messaggi papali sulla povertà e sulla Chiesa in cerca di periferie. Così Mons. Padovano il cui obiettivo è dimostrare che il "tradizionalismo" oltre a dover essere oggetto di "vigilanza" (termine solitamente riservato all'antisemitismo) deve sapersi integrare così come fa Mons. Marini con il Papa. Messaggio occultamente rivolto a qualche consultore dell'ufficio per le celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice e ai suoi seguaci in terra di Puglia, piuttosto invisi al Padovano. Così Mons. Martella, tutto intento al culto dontoninobellista della povertà e dell'accoglienza. Sono così i nostri Vescovi, li rispettiamo e gli vogliamo bene, ma pretenderemmo meno chiacchiere e più fatti!

Detto questo, sarò forse un cattolico depresso o acido o tragico? No, sono felice perché credo, perché ancora riesco a contemplare il creato e a farmi largo nella giungla del brutto, del deforme, cercando il bello nelle piccole cose. Ma sono un cattolico incazzato! Non sopporto più la retorica delle buone intenzioni e la doppiezza dei discorsi buonisti. Vorrei vedere dedizione in chi dovrebbe vigilare sulla fede e invece continuo a vedere un'inesausta gara all'inseguimento del mondo. Signore, per carità, convertili, donagli più luce perché nonostante tutto continuano a brancolare nel buio!

lunedì 20 maggio 2013

"CHIESE BRUTTE PER I BUDGET RIDOTTI": SARA' VERO?

Meier - Chiesa del Padre Misericordioso
di Ettore Maria Mazzola* 

 All’interno della rubrica “Arte” de La Repubblica del 16 maggio 2013 è stato pubblicato un articolo a firma di Orazio La Rocca dal titolo molto significativo: "Sembrano magazzini: polemica in Vaticano sulle chiese ideate dagli architetti superstar" … il sottotitolo era ancora più significativo: “Nel mirino le 45 nuove parrocchie della Capitale commissionate dal Vicariato. Il sovrintendente Paolucci: non ispirano la preghiera”.

Sembra dunque che finalmente qualcuno, all’interno del Vaticano, abbia iniziato a dire le cose per quello che sono! 
La CEI negli ultimi anni s’è resa responsabile della promozione e della realizzazione di strutture insensate spacciate per chiese, eventualmente ignorando e condannando chi cercasse di esser più rispettoso della tradizione e della simbologia, io stesso, per il Concorso della Nuova Chiesa Sussidiaria di Piacenza, ho potuto verificare certi comportamenti. 
Dalla Chiesa del Padre Misericordioso di Meier a Tor Tre Teste alla orribile Chiesa di San Paolo Apostolo di Fuksas a Foligno, passando per il Santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo … ma la lista sarebbe lunghissima da riportare, le nuove chiese risultano essere una più astrusa dell’altra! Molte di queste chiese sono state commissionate a delle archistar appartenenti ad un diverso credo le quali, di conseguenza, si sono perfino rifiutate di mettere una croce “per non danneggiare la propria composizione architettonica”. 
Non è uno scherzo, sono molto serio! Così si espresse infatti Richard Meier circa la costruzione della Chiesa di Tor Tre Teste! 
L’assurdo è che, all’epoca in cui una gran parte dei romani espresse indignazione davanti alle affermazioni di Meier, il teologo P. Sigurani alla domanda «perché sulla chiesa di Meier non c’è una grande croce?» rispose «È strumentale che nella polemica sulla “chiesa senza croce” siano laici nostalgici e codini a rimproverare, a torto, ai cattolici l’assenza del crocifisso […] Questa bufera nasce da una clamorosa ignoranza: è tutto l’edificio ad essere evangelico. Chi critica il progetto non conosce il simbolismo cristiano […] L’edificio di Meier è il segno del rapporto fra spirito e materia, anzi è più tipicamente cristiano della basilica di San Paolo, [????] già siamo invasi da crocifissi desacralizzati al collo di attrici e modelle: il segno fondamentale non è la croce bensì la comunità che si riunisce per celebrare il mistero della resurrezione. Non cambia nulla che architettonicamente il simbolo ci sia oppure no. Il progetto riflette la volontà di entrare in dialogo con gli individui e il sociale ». 

Monestiroli - Chiesa di San Carlo Borromeo
Sicché fa sorridere sentire che il Cardinale Ravasi, in qualità di Ministro della Cultura della Santa Sede, nel corso di una Lectio Magistralis del 2011 presso la Santa Sede definì le nuove chiese fatte edificare dalla CEI come "spazi per sale congressi, ambienti simili a palazzetti dello sport, ambienti abbrutiti e volgari". Egli infatti è la stessa persona che ha voluto la nomina di Mario Botta a membro ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon, ma è anche il promotore e sostenitore di non poche nefandezze spacciate per arte per architettura sacra. 

Ma chi vogliamo prendere in giro? 

L’articolo di Repubblica faceva riferimento alla presentazione, avvenuta il 14 maggio 2013, del volume "Chiese della Periferia Romana" edito da Electa. Il testo è stato curato da Monsignor Liberio Andreatta, Direttore dell'Opera Romana per la Preservazione delle Nuove Chiese, e dagli architetti Marco Petreschi, docente della facoltà di architettura di Valle Giulia, e Nilda Valentin. 
Nel corso di quella presentazione, il professor Antonio Paolucci, storico dell'arte italiano e attuale Direttore dei Musei Vaticani, nonché Sovrintendente dei Beni Artistici della Santa Sede, già Ministro dei Beni Culturali e Soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, ha commentato in maniera inequivocabile e spietata - sebbene senza citare nomi e luoghi: «Più che nuove chiese sembrano musei o grandi magazzini. Ambienti che non invitano alla meditazione, privi del senso del sacro e senza nessun afflato mistico-religioso». Paolucci, diversamente dalle parole incoraggianti degli autori del volume, ha dato una chiave di lettura drammatica, dicendo: «Io invece, pur avendo visto e rivisto, letto e riletto questo volume non posso non rilevare quanta confusione regni sotto il cielo di Roma in materia di nuove chiese. E la situazione non può che generare preoccupazione. Chiese? Parrocchie? Ma qui siamo al massimo davanti a spazi museali, ambienti che non invitano alla preghiera e alla meditazione». […]: «Niente a che vedere con le chiese barocche che da secoli "parlano" della fede cristiana con tabernacoli ben visibili, cupole, icone, immagini della vita della Chiesa che aiutano i parroci nelle loro catechesi. Persino le chiese ortodosse della Russia assolvono in pieno a questi compiti di formazione e di catechesi». 

La cosa, ovviamente, non è andata giù ai sostenitori delle nuove chiese, ed uno degli autori del volume, Marco Petreschi, autore peraltro di un paio di queste recenti chiese incriminate – Chiesa di San Tommaso Apostolo e Chiesa della Beata Madre Teresa di Calcutta – ha voluto sminuire la parole di Paolucci, o quantomeno far capire che, forse perché lo storico dell’arte non è del mestiere, non può capire che oggi come oggi non possano farsi certi paragoni. Così Petreschi ha affermato: «È chiaro che il professore è abituato a fare analisi storiche e su chiese progettate da grandi architetti del passato […] è troppo facile analizzare complessi storici per i quali furono stanziati finanziamenti ingenti […] non è secondario ricordare che i progettisti lavorano con budget limitati e se le periferie hanno 45 nuove chiese è un autentico miracolo, al di là dei giudizi estetici ed architettonici».

Sartogo - Chiesa del Santo Volto
Sarà vero? 

Facciamo un po’ di conti e vediamo chi dice la verità, facciamo solo un paio di valutazioni relative a due chiese commissionate alle archistars i cui conti sono noti: Prendiamo per buona la valutazione dell’Adeguamento del Costo di Costruzione indicata dall’Ordine degli Architetti di Roma a tutto il 1° gennaio 2013 che riporta, per edifici di particolare pregio e complessità, un valore di €/mc 408,00, ovvero di €/mq 1.224,00.

Prendiamo ora i costi, solo per l’involucro chiesa, ovvero esclusi gli arredi, della Chiesa del Padre Misericordioso a Tor Tre Teste di Richard Meier e della Chiesa di Padre Pio a San Giovanni Rotondo di Renzo Piano. 
Per correttezza di calcolo applichiamo il coefficiente di rivalutazione economica indicato dall’ISTAT (dal 2003 per la chiesa di Meier e dal 2004 per la chiesa di Piano) ed otteniamo i costi seguenti: 

• Chiesa del Padre Misericordioso: € 25.000.000 (2003) € 30.200.000,00 (2013); superficie dell’edificio di culto: mq 830 superficie della Casa Parrocchiale: mq.1.671 30.200.000,00 / 2.501 = €/mq 12.075,16 !!!! 

• Chiesa di Padre Pio: € 35.000.000,00 (2004) € 41.545.000,00 (2013); Superficie dell’edificio di culto: mq 6.000 41.545.000,00 / 6000 = €/mq 6.924,16 !!!! 

La verifica può andare avanti all’infinito, e troveremo sempre che l’argomento economico, per quanto riguarda le nuove chiese propinateci dalla CEI non è assolutamente pertinente! Facciamo però un’ulteriore riflessione relativamente ai discorsi di Paolucci e Petreschi: ma è poi così vero che le uniche chiese degne di rappresentare dei luoghi di culto siano solo quelle barocche? La storia ci dice che è assolutamente possibile esser decorosi e rispettosi del Signore anche con la nudità delle chiese medievali, e non solo con l'opulenza barocca! Inoltre, molte chiese del primo Novecento, per esempio il Buon Pastore di Brasini, sebbene presentino forme esterne baroccheggianti, all'interno non risultano affatto essere riccamente decorate con tarsie marmoree, eppure appaiono decorose e degne del ruolo che sono chiamate a svolgere. 

Sarebbe dunque il caso di smetterla con le prese in giro, sarebbe il caso di dire basta alle chiese che inneggiano allo sciopero della fede. A tal proposito, come ho sostenuto più volte, sarebbe utile che gli italiani, in massa, disertassero certe chiese spersonalizzanti, probabilmente solo così chi deve capire capirà di aver fallito! 
Chiudo però con una speranza, speranza che viene dalla dichiarazione del Cardinale Vallini il quale, ammettendo «quando visito queste parrocchie spesso resto perplesso. Però io sono Vicario solo da 5 anni e non ho approvato nessun progetto», ha annunciato il varo di una commissione ad hoc per la tutela estetica delle nuove parrocchie! 

Speriamo …ma intanto chiediamoci se chi farà parte di questa commissione sarà disposto a comprendere che per poter mostrare la modernità della Chiesa non sia necessario adoperare un linguaggio modernista, che del moderno è solo una visione personale ed ideologica e, come abbiamo visto, anche molto costosa!

* Architetto, urbanista, restauratore, esercita la professione a Roma.Ha insegnato per 12 anni come assistente (prof. G. Moneta, prof. P. Portoghesi) presso l’Università di Roma “La Sapienza”, dal 2001 è Professore di Architettura e Urbanistica presso la University of Notre Dame School of Architecture Rome Studies Program, e dal 2009 è docente di Architettura e Urbanistica presso la University of Miami School of Architecture Rome Studies Program.

mercoledì 15 maggio 2013

SANTA SEDE ALLA BIENNALE: CONFERMATE LE ANTICIPAZIONI. PER RAVASI URGE LA RICREAZIONE.

Un perplesso Alberto Sordi alla Biennale del 1958 (" Anvedi che zozzeria! ")
di Francesco Colafemmina

Il Cardinal Ravasi ha presentato ieri il padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia. Nonostante i riferimenti - a onor del vero vaghi - del Cardinale a presunte "false anticipazioni", la presentazione è stata una conferma. Gli artisti sono 3, come anticipato dal sottoscritto al Corriere del Veneto: Studio Azzurro (il cui nome avevo completamente dimenticato quando ero al telefono con la giornalista del Corriere), Josef Koudelka e Lawrence Carroll.

Il Pontificio Consiglio della Cultura ha invece preferito evitare di spendere quasi 2 milioni di euro per acquistare la via crucis di Fontana, sebbene Sua Eminenza abbia chiarito la ragione per la quale Fontana sarebbe stato comunque appropriato per la prima partecipazione del Vaticano alla Biennale. Nel '58 - ha affermato Ravasi - vi fu il tentativo di organizzare una partecipazione della Santa Sede, e in quella occasione vennero esposte anche opere di grandi maestri, fra cui Fontana, ispirate a temi religiosi, anche se in altri padiglioni. 

Tolto Fontana (costo - ripeto - stimato già su questo blog in 2 milioni di euro), restano 800.000 euro. Anche in questo caso la nostra anticipazione è stata autentica e non falsa. E' il costo reso noto dell'esposizione, tanto per la trasparenza... Per concludere la questione costi, ieri il Bollettino della Santa Sede precisava "Criteri di sobrietà ed economicità hanno guidato la progettazione e l’allestimento del Padiglione, i cui costi sono totalmente sostenuti dagli Sponsors, particolarmente da ENI e Intesa SanPaolo". Faccio presente tuttavia che la "sobrietà ed economicità" non sono certo garantite dalla presenza di sponsor (parola latina da non usarsi al plurale come fosse un anglismo). Qui non si tratta di fare del "pauperismo" ideologico. Come ha detto bene Papa Francesco un conto è la povertà che nasce dal dono, dall'atto d'amore proprio del cristiano, un conto invece è il pauperismo ideologico, egoista. Ecco: spendere questi denari per una insulsa kermesse, per un vernissage mediocre, per una insignificante elucubrazione mentale di pochi individui che non vuole e non può dare frutto nella fede è un atto di egoismo, non certo d'amore per la Chiesa e per Gesù.

Ma passiamo al tema. In questo caso devo dire che la mia previsione di uno slittamento dell'architettura tematica dell'esposizione è stata brutalmente smentita. Inizialmente, infatti, Ravasi aveva annunciato che gli artisti avrebbero affrontato i primi 11 capitoli della Genesi. Pensavo che riducendosi gli artisti a 3 unità non sarebbe stato possibile adottare questa tematica. E invece, dopo la defezione tarda della Salcedo, gli assistenti del Cardinale (Micol Forti) hanno pensato bene di individuare una presunta linea tematica fra le opere di questi artisti. E per compiacere e non smentire i preventivi annunci del Cardinale si è fatto ricorso al tema della "Creazione, De-creazione e Ri-creazione". Inutile dire che l'ultimo tema è quello più evocativo: la ricreazione! Verrebbe voglia di azionare una campanella virtuale e invitare l'intero Pontificio Consiglio della Cultura ad avviare una lunga ricreazione - all'uopo sarebbe opportuno inviare qualche vagone di merendine in Via della Conciliazione -, ma purtroppo questo cammino verso "gli estuari del nulla" (cito Ravasi) più che indurre al riso credo finisca per stimolare il pianto.
"Il tema della Creazione si concentra sulla prima parte del racconto biblico, quando l’atto creativo prende forma, tramite la Parola, nel soffio dello Spirito, generando le dimensioni del tempo e dello spazio e ogni forma di vita, fino agli esseri umani. La De-creazione intende focalizzare l’attenzione sulla scelta dell’uomo di contrapporsi al progetto originario di Dio, attraverso forme di distruzione etica e materiale come il peccato originale e il primo omicidio (Caino e Abele), che ci permettono di riflettere sulla “disumanità dell’uomo”. La violenza e la disarmonia che ne scaturiscono innescano un nuovo avvio nella storia umana, che inizia con l’evento di punizione-purificazione del diluvio universale. Il momento del viaggio, della ricerca, della speranza, rappresentato nella narrazione biblica dalle figure di Noè e della sua famiglia e poi da Abramo e dalla sua discendenza, porta infine a disegnare una Nuova Umanità e una creazione rinnovata, dove un profondo e interiore mutamento restituisce senso e vitalità all’essere e all’esistere. Ognuno di questi aspetti ha costituito, chiaramente, soltanto un punto di partenza per gli artisti selezionati. Con essi si é stabilito un dialogo vitale, ricco ed elaborato, segno di una moderna e rinnovata committenza."
Colpisce la banalità con la quale ci si confronta con questi termini così affilati. Oltre al drammatico gioco mimetico che conduce gli artisti a farsi demiurghi, ad innalzarsi al livello di Dio con il proprio "atto creativo", ci sarebbe da soffermarsi su un punto centrale di questo ciclo fra creazione e ri-creazione. Non sono infatti Noé o Abramo (che - per inciso - compare solo nel dodicesimo capitolo della Genesi) a "fare nuove tutte le cose", bensì Gesù Cristo, grande assente in questa esibizione narcisistica di cultura mondana. E non è un caso. Con Gesù Cristo abbiamo l'ingresso nella storia dell'uomo non di un "Dio spray" come ha icasticamente affermato il Papa, ma di un "Dio persona". E questa Persona ha un volto da osservare, da amare, su cui piangere, da invocare. Un'arte priva di incontro, che si fa mera contemplazione ombelicale è pertanto quanto di più distante si possa concepire dal Cattolicesimo.

 Qui Ravasi e il suo entourage potrebbero obiettare quanto hanno chiaramente affermato nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'evento:
"Noi nel padiglione - e lo voglio dire anche contro le anticipazioni - non presenteremo opere destinate alla liturgia, non è compito nostro per ora determinare, definire, canoni o opere che siano da trasferire tout cour nello spazio liturgico. In futuro questo potrà anche accadere."
Obiezione inficiata da quei "per ora", "in futuro" etc. Anche perché se lo scopo di Ravasi fosse un dialogo fine a se stesso, sarebbe incomprensibile la sua missione stessa di cristiano. Il cristiano non dialoga tanto per dialogare, egli annuncia Cristo e lo fa con le opere e con la parola. E invece Ravasi ha precisato:
"Vogliamo tentare un dialogo autentico fra la componente religiosa nell'interno dei suoi grandi simboli (...) con un'arte che ha una nuova drammatica espressiva, ha nuovi codici linguistici, ha nuove tipologie espressive."
E' evidente che ci troviamo dinanzi ad un tentativo di fusione fra questa arte nuova (che per Ravasi è la "contemporary art" e non l'arte contemporanea, ossia tutta l'arte concepita nella contemporaneità anche usando linguaggi ed espressività storicamente consolidate e oserei dire universali) e una forma incomprensibile di spiritualità cattolica.

Valga per Ravasi come per tutti i suoi seguaci il monito di Benedetto XVI, un monito chiaro inequivocabile al di là dei vili tentativi di accostamento di Papa Benedetto a questa iniziativa discutibile, a questo topolino partorito da una montagna di autoreferenzialità. 
"Incompatibile con le indicazioni bibliche è anzitutto quell'ibrido estetismo che esclude ogni funzione di servizio dell'arte e quindi riesce a vedere l'arte solo come avente scopo e criterio esclusivamente in se stessa. Questa presunzione, qualora venga applicata coerentemente, conduce necessariamente al rifiuto nichilistico di qualsiasi criterio e produce pertanto parodie nichilistiche dell'arte, ma non una nuova creatività. La filosofia che qui è all'opera nega la condizione creaturale dell'uomo e vorrebbe innalzarlo a puro creatore. Ma in questo modo lo conduce nella non-verità, nella contraddizione con la propria essenza; la non-verità, però, spinge sempre verso la dissoluzione della forza creativa. Abbiamo già sfiorato brevemente la problematica del concetto moderno di creatività, in cui è presente in forma condensata l'intero problema antropologico dell'epoca moderna. Nella svolta idealistica della filosofia lo spirito umano non è più considerato primariamente ricettivo - non riceve, ma è ormai solo produttivo. Secondo la radicalizzazione esistenzialistica di tale impostazione non vi è assolutamente nulla di sensato che preceda l'esistenza umana. L'uomo proviene da una fatticità priva di senso ed è altresì gettato in una libertà priva di senso. Così egli diventa puro creatore; la sua creatività diventa al contempo puro arbitrio e proprio per questo diventa vuota. Secondo la fede cristiana, però, appartiene all'essenza dell'uomo che egli provenga dall' 'arte' di Dio, che sia egli stesso una parte dell'arte di Dio e possa, in quanto percepisce le idee creatrici di Dio, pensarle e contemplarle insieme a Lui, tradurle nel visibile e nell'udibile. Se le cose stanno così, allora all'arte non è estraneo il servire; soltanto servendo l'Altissimo essa nasce come tale. [...] E' proprio questa la prova della vera creatività: che l'artista esca dalla ristretta cerchia esoterica e sappia configurare la sua intuizione in modo che anche gli altri - i molti - possano percepire ciò che egli ha percepito. Valgono sempre qui le tre condizioni dell'arte autentica menzionate nel Libro dell'Esodo: l'artista deve essere spinto dal suo cuore, deve avere intelligenza, vale a dire essere un esperto, e deve aver percepito ciò che il Signore stesso ha indicato." 
(Benedetto XVI, Opera Omnia, Vol. 11, pp.687-88.)
Parole chiare, essenziali, disarmanti che inchiodano gli artefici di questo padiglione della Santa Sede alle loro responsabilità.